VIA CRUCIS

Ambito/Autore : Antonio Longo (Varena, 1748-1820)

Periodo storico: 19° secolo
Anno: 1808-1810
Soggetto: Via Crucis
Luogo di conservazione: Pergine Valsugana, chiesa del Redentore
Materia e tecnica: olio su tela applicata su tavola (su tela le nn. II, V-VI), cm 110 x 60
Provenienza: Pergine Valsugana, pieve della Natività di Maria

Descrizione:

La serie è interessata da numerose e contrastanti testimonianze documentarie, complicate dall’attestazione di precedenti omologhi dipinti. È da ritenere dispersa la Via Crucis eretta nel 1750, “che fu dipinta dal signor Orlando Fattori da Desenzano” (Morizzo, II, p. 185), mentre su quella eseguita nel 1775, secondo una nota dedotta dalle cronache del convento dallo stesso francescano (Morizzo, III, p. 9), si fa luce nel seguito di questa scheda.

L’inventario del 1982 riporta, in relazione agli attuali dipinti, la data 1819 che, se è in aperta contraddizione con i millesimi 1808 e 1810 vergati sul retro delle stazioni XIII e XIV, è da ritenere sia stata adeguata alla notizia secondo la quale la Via Crucis della chiesa perginese fu donata in quell’anno dai padri di Cavalese (Andreatta). La notizia urta tuttavia con quanto scritto nel 1880 dal Bottea, a detta del quale i dipinti sarebbero stati inizialmente concepiti per la chiesa plebana di Pergine intitolata alla Natività di Maria, ma le stazioni “essendo di formato troppo angusto”, vennero tolte e donate ai francescani. Ciò che appare evidente è la qualità piuttosto buona dei dipinti, almeno in rapporto al percorso artistico di Longo e questo tenore sembra del tutto idoneo ad una commissione per la pieve, piuttosto che alle molte prove pittoriche eseguite dal fiemmese, gratuitamente o quasi, negli ultimi anni della sua esistenza per l’ordine dei Frati Minori, come provano numerosi dipinti su tela o su tavola all’interno di questo stesso volume. Ne consegue che la Via Crucis in origine a Cavalese è da ritenere dispersa o non rintracciata, a meno che, giunta in dono ai frati di Pergine, costoro non l’avessero ceduta alla Pieve (avevano infatti la serie del 1775) ricevendola nuovamente dai massari della chiesa plebana che la ritenevano inadeguata. Questa spiegazione troverebbe fondamento nel prosieguo dell’intricata faccenda. La dispersione delle stazioni tardosettecentesche emerge infatti da una notizia che spiega come nel 1831 la chiesa di Calceranica acquistasse dai francescani di Pergine i dipinti della Via Crucis, prontamente benedetti il 16 febbraio dello stesso anno (Martinelli 2013, p. 372). Queste tele di levigata intonazione neoclassica, ancora oggi nella chiesa dell’Assunta di Calceranica, sembrano coerenti con la serie del 1775, ovvero con i dipinti successivamente rimpiazzati dalle più modeste tele del Longo provenienti dalla chiesa plebana di Pergine.

La cornice a centina profilata da ovoli, venne senz’altro dipinta dallo stesso Longo, secondo una ripetuta circostanza al ritorno da Roma.

Va infine ricordato che l’originaria Via Crucis si doveva concludere con l’altare dedicato al Sepolcro, ovvero a Cristo deposto, come specifica Tovazzi nel 1776 (Relatio Prima, pp. 66-67).

Fonti: Morizzo, II, p. 185; III, p. 6; ACPFM, busta 244, Inventario 1962, p. 663, n. 19; SBC 1980/ OA/ 00019224-00019237; ACSSR, Inventario 2002, p. 2.

Bibliografia: Bottea (1880), p. 62; Antonio Longo pittore, p. 147; Andreatta 1990, pp. 235-236; Piatti 1995, p. 184; Piatti 2000, p. 386.

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