ULTIMA CENA

Ambito/Autore : Ambito trentino

Periodo storico: 17° secolo
Anno: 1590- 1620
Soggetto: Ultima cena
Luogo di conservazione: Arco, convento delle Grazie, refettorio grande
Materia e tecnica: olio su tela, cm 150 x 300

Descrizione:

Il dipinto è da pochi anni allogato presso il convento archese dal quale venne rimosso nell’anno monastico 1926-1927 per essere condotto a Rovereto. Qui sostituì il cenacolo che l’occupazione militare del convento aveva seriamente danneggiato. Non siamo meglio informati su quest’ultimo dipinto momentaneamente trasportato a Trento nel 1916 (si veda in proposito Stenico 2004a, pp. 99, 101, 103) e forse successivamente distrutto o disperso.

Nell’inventario roveretano del 1927 l’Ultima cena è rubricata sotto l’impropria etichetta dei Bassano, depennata e sovrascritta dal nome “Carlo Mutinelli 1930”, pittore e critico friulano (1899-1969) che probabilmente stornò nel 1930 l’inadeguato riferimento attributivo. Nel 1948 la grande tela si trova invece appesa in sacrestia. Con il recente trasferimento nel convento di Arco, le è stata restituita la sua originaria funzione di immagine simbolo dell’aggregazione comunitaria sulla parete di fondo del refettorio.

Oltre al vistoso strappo in basso a sinistra, si registrano cadute di pellicola, abrasioni, un generale offuscamento dei pigmenti e ridipinture. L’assiepata composizione, chiusa alle estremità dalle figure di servitori, riflette la concezione iconografica del cenacolo nel Cinquecento. Le pose magniloquenti degli apostoli, intenti a discutere su chi, tra loro, fosse il traditore di Cristo, sono amplificate da un uso capzioso della luce che disegna sugli ampi panneggi incessanti gore fino a rendere poco plausibile il risalto volumetrico delle monumentali figure. Una cifra stilistica non traducibile in termini di identità ma che va assestata a cavallo tra la fine del XVI secolo e il primo Seicento. Il brano dipende da un modello più autorevole, comune all’Ultima cena nella chiesa della Madonna della Consolazione a Nomi, datata 1569: un’opera di qualità indubbiamente più elevata ma significativa per ipotizzare la fonte di ispirazione dell’ignoto autore del cenacolo.

Fonti: ACPFM, busta 306, Inventario 1927, n. 24; busta 275, Inventario 1948, p. 275; busta 244, Inventario 1962, p. 668, n. 52; ACSMG, Inventario 2013, n. 1.

Bibliografia: inedito.

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