TRINITÀ CON IMMACOLATA CONCEZIONE IN GLORIA TRA SAN MICHELE ARCANGELO, SAN GABRIELE ARCANGELO, SAN FRANCESCO D’ASSISI, SANTA CHIARA, SANTA CATERINA D’ALESSANDRIA, SAN VIGILIO, SANTA MASSENZA, SANTA MARIA MADDALENA, SAN LEOPOLDO E SAN GIORGIO

Ambito/Autore : Giovanni Francesco Furlanello (e aiuti) (Cavalese, 1649-1697)

Periodo storico: 17° secolo
Anno: 1693 ca
Soggetto: Trinità con Immacolata concezione in gloria tra San Michele arcangelo, San Gabriele arcangelo, San Francesco d’Assisi, Santa Chiara, Santa Caterina d’Alessandria, San Vigilio, Santa Massenza, Santa Maria Maddalena, San Leopoldo III di Bamberga e San Giorg
Luogo di conservazione: Cavalese, chiesa di San Vigilio, dossale
Materia e tecnica: olio su tela, cm 370 x 195

Descrizione:

La grande tela, restaurata nel 2004-2006 dal Consorzio ARS, campisce il dossale dell’altare maggiore verso il coro. Per lungo tempo ha avuto credito la convinzione che questa fosse la prima pala, poi sostituita da quella di Giuseppe Alberti (cat. 147). Ragioni di carattere cronologico e stilistico hanno indotto Mich a ribaltare questa convinzione e a ritenere l’opera parte di un disegno complessivo sottoposto alla regia di Giuseppe Alberti.

La presenza nella cimasa del dossale della Crocifissione di Antonio Zeni aveva portato la critica a riferire allo stesso pittore anche la pala sottostante. L’attribuzione formulata da Mich a Giovanni Francesco Furlanello, nel tratto più avanzato e invero deludente del suo percorso, ha postulato l’effettiva contemporaneità con il contributo pittorico di Alberti, per cui sembra davvero cadere l’ipotesi del rimpiazzo, benché sotto il profilo estetico ciò possa apparire del tutto giustificato. La percezione piuttosto negativa del dipinto poggia anzitutto sul’impianto compositivo tanto elementare quanto farraginoso e mal risolto: tre teorie di santi disposti a scacchiera, privi di uno spazio plausibile, incasellati dalle nubi; un gioco algebrico troppo semplice e fastidiosamente ribadito dalla doppia terna di simboli mariani attorno all’effigie dell’Immacolata. Questa fanciulla con la veste trapunta di stelle dovrebbe essere il cardine di tutta la pala, il compimento dell’incarnazione rappresentata dal piccolo Gesù che scende su di lei, la croce stretta al petto, tra la colomba dello Spirito Santo e Dio Padre. La rigida simmetria dell’epifania celeste prosegue al di sotto della Vergine e dei santi francescani con San Vigilio (a suo fianco è inginocchiata Santa Massenza) e in basso con San Leopoldo III di Bamberga, la cui nobile figura finisce per avere il massimo risalto, dovuto omaggio al generoso sostegno offerto al convento fiemmese dall’Imperatore Leopoldo I. Il piano inferiore è tutto una devota preghiera di ringraziamento ai finanziatori: ecco dunque la santa eponima della consorte Eleonora Maddalena di Pfalz Neuburg e San Giorgio per Giovanni Giorgio Firmian.

Il disegno iconografico è tanto ampio quanto didascalico o meglio didattico e a questo proposito sarebbe interessante sapere se fosse stato sottoposto al pittore dalla comunità francescana; circostanza molto probabile se si considera che Furlanello si confrontò precedentemente (ad esempio a Pinzano) con pale molto affollate che seppe tuttavia gestire in maniera adeguata e armoniosa. La concezione figurativa è in egual misura miniaturizzata e avvilente. La notevole attenzione accordata ai drappi, alle armature lucenti, alla nobiltà di stato stride con le figure sempre più sciape e tozze, fin quasi grottesche man mano che l’occhio si inerpica sulla tela, tanto che ci pare molto azzeccata anche in questo frangente la comparazione ad un fumetto sagacemente espressa da padre Ciro Andreatta per l’altra pala di Furlanello (cat. 126). Mich ricorda dal canto suo lo scadimento del pittore negli anni più avanzati, quando la volontà di fare propri i modi dell’Alberti naufraga nel modo più impietoso. Probabilmente fu proprio questo il limite di un artista piuttosto ondivago, a tratti incoerente, che volle rielaborare senza sufficiente maturità artistica stimoli tra loro in conflitto, dal tardomaniersimo veneto alle squillanti aperture luministiche dei lombardi e ancora il barocco veneto appreso tuttavia d’accatto da un Alberti sempre più ripiegato e attratto da pericolose fascinazioni plastiche.

In ogni caso le figure di San Leopoldo e Santa Caterina insistono su di un livello qualitativo più che buono, degno dei regnanti devotamente raccolti sotto la pala di San Pietro d’Alcantara. A fronte di ciò, ci si dovrà chiedere se le rozze figurine nella parte superiore della grande pala affacciata sul coro non reclamino l’intervento di un aiuto o di un continuatore, profilandosi inferiori a tutte le prove pittoriche di questo pur discontinuo pittore.

Fonti: ACPFM, busta 304, Inventario 1927, n. 25; busta 244, Inventario 1960, p. 651, n. 64; SBC Giacomelli 1987/ OA/ 00053892.

Bibliografia: Molinari 1926, p. 300; Onorati 1982, p. 181; Andreatta 1990, pp. 193, 212; Iconografia di Santa Chiara, p. 142, cat. 155; Giacomuzzi 2005, p. 126; Mich 2009, pp. 363-365, 371-380; Longo 2014, pp. 288, 290.

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