SANTA CATERINA DA SIENA IN ESTASI

Ambito/Autore : Giuseppe Le Grù (Verona, 1715-1775)

Periodo storico: 18° secolo
Anno: 1750-1775
Soggetto: Santa Caterina da Siena in estasi
Luogo di conservazione: Trento, Fondazione Biblioteca San Bernardino
Materia e tecnica: olio su tela, cm 80,5 x 63,2

Descrizione:

Questa singolare raffigurazione di Santa Caterina da Siena in estasi soffre una condizione conservativa non buona: la tela, alquanto sclerotizzata, presenta fori, strappi e cadute della pellicola pittorica; il telaio, originale, è montato su di una cornice ottocentesca in listra di noce.

La santa, a figura intera, inginocchiata – quasi a carponi – di fronte ad un poderoso volume aperto, torce il busto all’indietro, spalancando le braccia alla manifestazione divina, significata dall’intensa fonte luminosa che squarcia il buio dell’ambiente con nembi dorati e volti di cherubino.

Ciò che colpisce di questa immagine è l’intenso timbro anticlassico insito nella corpulenta figura, fortemente sbilanciata verso sinistra. L’instabile, quasi barcollante e goffa silhouette della santa monaca è il mezzo espressivo di cui l’artista fa uso per evidenziare lo stato di forte turbamento seguito all’epifania del paradiso nel chiuso della sua cella. La notevole disinvoltura tecnico-formale, comprovata sia dalla rapida ma efficace definizione delle candide vesti, sia dal vivace accordo chiaroscurale del volto palpitante di vita, è garanzia delle potenzialità espressive dell’artista e della sua fiera autonomia culturale.

I tratti di stile affermati dall’inedito dipinto trentino indirizzano con sufficiente chiarezza al nome di Giuseppe Le Grù, un esuberante quanto girovago petit mâitre la cui riscoperta e rivalutazione critica data solo agli ultimi anni (si vedano in particolare gli studi di L’Occaso 2007 e 2010). Veronese di nascita e figlio del pittore di origini francesi Stefano Grù o Le Grù, Giuseppe è attivo nei primi anni quaranta in Baviera e in Tirolo, supportato dal favore della committenza oltralpina. Ritornato in patria, Le Grù opera con una certa intensità muovendosi tra Brescia, Bergamo, Crema, Como, ma anche a Padova, Mantova, Verona e – circostanza ormai fuori dubbio – Trento, come ipotizzava L’Occaso commentando due piccole tele di ignota provenienza e confluite dal lascito Giovannini nel museo civico di Rovereto.

L’inconfondibile impronta stilistica e l’umore di Le Grù emergono distintamente sia a livello compositivo, sia nel registro espressivo del volto carnoso. Per la tela francescana sembra giustificata una datazione negli anni sessanta del secolo, contestualmente all’intensa e ben studiata attività mantovana di Giuseppe (si veda L’Occaso 2010). Si vedano in particolare le stringenti affinità con San Giuseppe nella parrocchiale di Montanara. Sfuggendo, ad oggi, l’esatto contesto storico in cui nacque l’opera, non sembra affatto insignificante il precedente padovano di Le Grù, ovvero la decorazione del soffitto della libreria nel convento dei Minori Osservanti di San Francesco a Padova, opera accertata dalla testimonianza di Diego Zannandreis.

Il rapporto tra l’artista veronese e il Trentino viene confermato da un altro episodio inedito. Appartiene infatti all’estroso pennello di Giuseppe Le Grù un ciclo di tre tele (purtroppo in mediocri condizioni) con soggetti veterotestamentari, già in collezione Cappelletti a Trento e di sicura provenienza cittadina, due delle quali sono state acquisite nel 2012 dalla Provincia autonoma di Trento.

Fonti: SBC Dal Bosco 2001/ OA/ 00072387; FBSB, P 51.

Bibliografia: Stenico 1999, p. 607.

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