SAN FRANCESCO D’ASSISI IN ESTASI

Ambito/Autore : Ambito tirolese (?)

Periodo storico: 18° secolo
Anno: 1700-1750
Soggetto: San Francesco d’Assisi in estasi
Luogo di conservazione: Mezzolombardo, convento dell’Immacolata concezione, I piano, corridoio
Materia e tecnica: olio su tela, cm 66 x 56

Descrizione:

L’iscrizione, vergata a penna su un foglio apposto al retro della tela, attesta che il quadro fu donato “di nuovo” nel 1820 al convento dei Riformati di Mezzolombardo. La precisazione sottintende che al tempo della soppressione (1810-1815) l’opera fosse stata incamerata dal demanio e posta all’incanto, come consuetudine. Il conte Leopoldo de’ Spaur non fu probabilmente il primo donatore, ma il discendente della nobile stirpe che volle legare il proprio nome alla comunità francescana del luogo con alcune rimarchevoli benemerenze; vanno rammentati in proposito l’appoggio offerto dal conte Giovanni Antonio alla fondazione del convento nel 1661 e il dono, nel 1747, dell’orologio del convento da parte di Francesco Spaur (Stenico, pp. 35 e 49). L’ulteriore prescrizione affinché il dipinto venisse “restituito in Castello […] in caso d’accidenti di soppressione”, rende inoltre testimonianza di una provenienza dal maniero degli Spaur, ovvero da castello della Torre a Mezzolombardo. La coincidenza onomastica del santo con il conte Francesco che a metà Settecento regala ai frati l’orologio a pendolo, potrebbe rappresentare un indizio sul dono. L’ipotesi trova conferma in un documento segnalatomi da William Belli, che ringrazio. Si tratta dell’inventario delle sostanze lasciate dal conte Francesco Antonio Spaur e stilato l’11 aprile 1755. Da questa fonte apprendiamo che il dipinto si trovava al primo piano del castello, precisamente nella “stuffa della Cappella” dove viene descritto come “un quadro di S. Francesco di qualche considerazione col cristale davanti, e sua cornice donato da Sua Eccellenza”.

Corredato dalla cornice originale a profilo spezzato, il dipinto è rifoderato e presenta un grave offuscamento dovuto probabilmente all’ossidazione della vernice che ne ostacola non poco la lettura e la collocazione critica, benché se ne riesca a cogliere la notevole qualità. Il santo, a mezza figura, protende le braccia e le mani intrecciate verso il Crocifisso e il teschio, ritraendone tuttavia lo sguardo. Quasi metà della tela, idealmente marcata dalla diagonale, è campita dallo sfondo su cui digrada la fonte luminosa insolitamente effusa dal basso; solo nella parte superiore si scorge una qualche ambientazione naturalistica, con ramoscelli di foglie lanceolate. Il tratto peculiare e al contempo il pregio del dipinto sono costituiti dalla disadorna ma vigorosa intensità della figura, tutta condensata nello sguardo sottilmente estatico del Poverello. Allo stato attuale non è in alcun modo possibile né prudente avanzare ipotesi attributive, forse sviluppabili nell’alveo della pittura tirolese tra il tardo XVII e il XVIII secolo.

Fonti: Trento, Archivio Provinciale, Archivio Spaur di Castel Valer, Scatola II F (a) 149, c. 12; ACPFM, Inventario 1962-1963, n. 19; ACIC, Inventario 2008, n. 19.

Bibliografia: Onorati 1982, p. 180; Stenico 2001b, p. 486.

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