SAN BONAVENTURA

Ambito/Autore : Elena Marchetti Zambaiti (Praga, 1676-Trento, 1759)

Periodo storico: 18° secolo
Anno: 1755 ca
Soggetto: San Bonaventura
Luogo di conservazione: Trento, convento di San Bernardino, Torricella, Curia
Materia e tecnica: olio su tela, cm 43 x 60

Descrizione:

Il dipinto è stato destinato alla curia alla chiusura del convento-collegio di Villazzano, nel 1993, ma in origine si doveva trovare nella biblioteca di San Bernardino. Tovazzi dedica all’opera un breve passo della Relatio Prima: “Altaris tabulam, uti et Sancti Bonaventurae immagine in Bibliotheca extantem, pinxit Helena Zambaita Tridentina, orta Marchetta Pragensis”. Da qui l’analoga nota di Morizzo sul disperso Transito di San Giuseppe della pittrice, in origine nella cappella dell’infermeria vecchia: “Nel 1755 si collocò la palla dell’altare, che rappresenta il transito di S. Giuseppe opera e dono di Elena Marchetti di Praga, moglie di Simone Zambaiti da Trento (morta gli 8 dicembre 1759 in età di 83 anni e che fu madre a sua volta del Vicario generale don Simone); come pure fu sua opera e dono un quadro rappresentante il dottor S. Bonaventura che si espose nella biblioteca”. La corrispondenza con quest’ultimo dipinto, donato nel 1755 dalla pittrice, è anzitutto resa possibile da aspetti di ordine stilistico, profilandosi del tutto favorevole il confronto con la pala della Madonna di Piné nella chiesa di Sant’Anna a Montagnaga. Si consideri inoltre che le proporzioni e il taglio compositivo dell’opera, priva di aspetti devozionali e incentrata sulla dottrina del santo sono particolarmente adatti ad una destinazione alla biblioteca dei frati.

Figlia del più noto Francesco Marchetti e moglie di Simone Zambaiti, Elena nacque a Praga ed operò a Trento nell’intreccio di ben due famiglie vocate alla pittura (si veda Weber 1977, pp. 380-381; Mich 2010, pp. 178-180). Poche sono tuttavia le opere pervenute ed è da ritenere dispersa la Morte di San Giuseppe dipinta nello stesso 1755 per la cappella dell’Infermeria francescana (citata anche da Weber 1977, p. 381). I ripetuti doni elargiti ai frati di San Bernardino si spiegano con il fatto che un figlio, Simone, fu vicario generale; un altro figlio, Bernardino, fu religioso proprio nel convento di Trento ed esercitò la pittura al pari della madre. Come ancora una volta tramanda Morizzo, costui in convento aveva dipinto nel 1760 il Ritratto di padre Giovanni Pio Besenella (si veda il paragrafo dedicato alle opere disperse).

Fonti: Tovazzi, Relatio Prima, p. 36; Morizzo, II, p. 215; ACPFM, Cronaca di Villazzano, 1959-1977, II, p. 38, n. 22; busta 275, Inventario 1963, p. 674, n. 12; FBSB, P 37.

Bibliografia: inedito.

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