RITRATTO DI PAPA CLEMENTE XIII

Ambito/Autore : Cristoforo Unterperger (Cavalese, 1732-Roma, 1798)

Periodo storico: 18° secolo
Anno: 1759-1769
Soggetto: Ritratto di Papa Clemente XIII
Luogo di conservazione: Trento, convento di San Bernardino, Torricella
Materia e tecnica: olio su tela, cm 97 x 73
Provenienza: Cavalese, convento di San Vigilio, refettorio

Descrizione:

Il dipinto è stato restaurato nel 1998-2000 dalla ditta E.F.P.

Fin dal contributo di Molinari, l’opera è recepita tra le più rilevanti della quadreria francescana. Il ritratto di papa Clemente XIII è tratto dall’omonima prova pittorica di Anton Raphael Mengs (Bologna, Pinacoteca Nazionale) eseguita prima della sua partenza per Madrid. Unterperger poté apprezzare il sensibilissimo ritratto dell’artista tedesco grazie al saldo legame stretto a Roma con il grande pittore di cui, nel 1763, sposò la sorella. Per primo Mich (1987) ha messo in evidenza il contrasto tra le sembianze dell’effigiato, papa Rezzonico, con l’identità ostentata nel dipinto, quella di papa Pio VI Braschi. Felicetti ritiene che solo in un secondo momento sia stata alterata l’identità dell’effigiato con la modifica del testo sul foglio tra le mani del pontefice.

In merito alla datazione del dipinto che ben esprime, nella sensibile modulazione tonale e nel generale schiarimento del mezzo pittorico, la maturazione capitolina del fiemmese, Mich propose una cronologia entro gli anni di pontificato di Clemente XIII (1759-1769), mentre a detta di Chiara Felicetti il ritratto sarebbe stato visto da Cristoforo nell’atelier di Mengs e replicato prima della partenza da Roma di quest’ultimo nel 1761.

Non ci sono pervenute notizie circa l’acquisizione da parte del convento francescano ma a questo proposito non bisognerà dimenticare sia l’attività di Unterperger per i francescani di Cles (nello specifico per Carlantonio Malanotti), negli anni settanta, sia la possibile ma più tarda mediazione a Roma del pittore Antonio Longo, in documentata prossimità con l’ambiente francescano. Anzi un approdo della tela negli anni del pontificato di Pio VI (1775-1799) potrebbe giustificare nel modo più appropriato l’interpolazione dell’iscrizione e la trasformazione del soggetto.

Fonti: ACPFM, busta 304, Inventario 1927, n. 43; busta 244, Inventario 1960, p. 649, n. 10; Mich 1987/ OA/ 00053973.

Bibliografia: Molinari 1926, p. 301; Felicetti 1933, p. 53; Esposizione di pittura sacra, n. 15; Donzelli 1957, p. 246; Ringler 1973, I, p. 204; Weber 1977, p. 361; Onorati 1982, p. 71; Rasmo 1982, p. 326; Mich 1987, p. 116, nota 25; Andreatta 1990, pp. 214-215; Cristoforo Unterperger, pp. 135-136, cat. 20; Gia

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