MORTE DI SAN GIUSEPPE

Ambito/Autore : Nicola Grassi (Formeaso, 1682-Venezia, 1748)

Periodo storico: 18° secolo
Anno: 1740 circa
Soggetto: Morte di San Giuseppe
Luogo di conservazione: Trento, convento di San Bernardino, Torricella
Materia e tecnica: olio su tela, cm 72 x 94,5
Provenienza: Cavalese, convento di San Vigilio, refettorio

Descrizione:

Per lungo tempo questo capolavoro del carnico Nicola Grassi è rimasto celato da indicazioni tradizionali del tutto prive di fondamento. La prima menzione inventariale nota, risalente al 1927, lo individua come prova di Antonio Longo copiata dall’Alberti; e il riferimento portante al fiemmese perdura nell’inventario del 1960. A complicare la questione attributiva contribuì la sigla “C. u.” sul retro della tela, da intendere come nota di possesso e non di autografia (Mich). Già nel 1942 Nicolò Rasmo aveva tuttavia rinvenuto un documento di primaria importanza per la pittura di Fiemme, un Inventario dei beni di Cristoforo Unterperger senior, redatto il 4 gennaio 1748. Il dipinto menzionato come “La morte di S. Giuseppe copia del sig. Nicola Grassi” permise allo studioso di individuare il dipinto nella raccolta francescana e di riferirlo alla figura di Michelangelo Unterperger, quale prova dei contatti dell’artista con l’ambiente veneto.

Spetta ad Elvio Mich (1995) aver intuito la paternità del Grassi per la tela nel refettorio dei Minori spostando invece l’accezione di copia alla più debole tela nella pinacoteca della Magnifica Comunità di Fiemme. L’approfondimento critico dello studioso sulla matrice lagunare della maturazione artistica di Michelangelo Unterperger è proceduto di pari passo con la corretta assegnazione della Morte di San Giuseppe al Grassi. Il brioso dipinto del pittore friulano funse da modello a ulteriori copie in ambito fiemmese e tra queste vale la pena di menzionare quella acquisita dalla Cassa Rurale di Tesero e Panchià, opera giovanile di Antonio Longo, proprio l’autore evocato nell’inventario del 1960; in merito all’analisi ed enumerazione delle repliche si rimanda alla scheda di Mich (Il genio delle Alpi, p. 170). Il dipinto esprime le sue alte potenzialità dopo il restauro del 1998-2000, eseguito dal laboratorio E.F.P. ed è assolutamente esemplare del registro stilistico di Grassi, raffinato interprete di quel “rococò patetico” che accentua nella duttile e libera stesura pittorica i valori sentimentali della figurazione, alleggerendoli tuttavia grazie al timbro alto e luminoso del colore, quasi privo di ombre. Sulla base delle risultanze stilistiche lo studioso ha proposto una cronologia intorno al 1740.

Fonti: ACPFM, busta 304, Inventario 1927, n. 60; busta 244, Inventario 1960, p. 649, n. 17; Giacomelli 1987/ OA/ 00053972.

Bibliografia: Rasmo 1940, pp. 472-473; Esposizione di pittura sacra, n.31; Francesco Unterperger pittore, p. 21; Andreatta 1990, pp. 212-213; Mich 1995a, pp. 167-169; Il genio delle Alpi, pp. 170-171, (E. Mich).