MADONNA IMMACOLATA CON BAMBINO SAN ROCCO E SAN SEBASTIANO SAN PIETRO E SANT’ANTONIO ABATE GESÙ CRISTO CROCIFISSO; SAN FRANCESCO D’ASSISI SANT’ANTONIO DA PADOVA

Ambito/Autore : Ambito trentino

Periodo storico: 17° secolo
Anno: 1675-1700; 1663 ca.
Soggetto: Madonna immacolata con Bambino San Rocco e San Sebastiano San Pietro e Sant’Antonio abate Gesù Cristo crocifisso; San Francesco d’Assisi Sant’Antonio da Padova
Luogo di conservazione: Mezzolombardo, chiesa dell’Immacolata concezione, altare maggiore
Materia e tecnica: affresco con ritocchi a tempera, altezza di ciascun lato cm 130 ca.

Descrizione:

Le fonti sulla nascita del convento di Mezzolombardo sono concordi nel narrare il solenne trasporto dell’edicola affrescata sull’altare maggiore della chiesa avvenuto il 9 novembre 1663. A quella data la chiesa, iniziata due anni prima, era a buon punto (coro e presbiterio) e si stava fabbricando l’altare maggiore di cui l’edicola sarebbe stato il cuore e il fulcro visivo e simbolico. Le note di padre Marai e di Ignazio Bambi, nonché del parroco di Mezzolombardo Pietro Dalla Torre, successivamente assimilate da Morizzo, sono attentamente ripercorse da padre Remo Stenico (2001b) il quale osserva come la narrazione più circostanziata sia quella del Bampi che ci tramanda la corretta collocazione originaria dell’edicola affrescata, “avanti la porta maggiore della chiesa”. Come già avvenne a Rovereto, l’edicola mariana funse dunque da elemento propulsore per la fabbrica della chiesa, quasi nucleo preesistente alla fondazione francescana e sua provvidenziale premessa. L’immagine dell’Immacolata, che rispondeva in modo quanto mai idoneo alla sensibilità spirituale minoritica, era tenuta in grande venerazione dalla popolazione di Mezzolombardo, pertanto l’erigenda chiesa avrebbe assunto le caratteristiche di santuario, come già ad Arco con l’edificazione del Santuario delle Grazie.

Già un anno dopo, nel 1664, Lodovico Vescovi di Mezzocorona faceva intagliare a Simone Ramus l’altare compiuto nel 1666; resta della struttura la sola cornice-sportello in legno dorato, connotata da cartocci, due nicchie ai lati della luce con San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova e Angioletti reggi corona alla sommità. Il grande intaglio dorato aveva lo scopo di glorificare l’antica immagine e di focalizzare su di essa lo sguardo dei fedeli. Ciò nelle solennità, poiché nel tempo ordinario l’edicola era celata dalla tela dell’Immacolata concezione (si veda cat. 87). La struttura recepisce, nella sua globalità, la sensibilità spirituale ed estetica dell’età barocca, attenta a custodire e al contempo esaltare la potenzialità salvifica e taumaturgica delle immagini più antiche e venerate che sono, come in questo caso, il cuore del tempio. Una siffatta, splendente ‘custodia’ dell’immagine mariana diviene in qualche modo essa stessa metafora degli attributi canonici della Vergine immacolata, invocata come “Templum Dei”, “Domus aurea”, “Hortus conclusus”.

L’edicola è dipinta su tutti i lati. La parte figurata di ciascuna faccia è inquadrata da una strombatura marmorizzata, incorniciata da losanghe e clipei ovali a finto marmo. A destra sono San Rocco e San Sebastiano; a sinistra San Pietro e Sant’Antonio abate; sul retro l’immagine del Calvario con Cristo crocifisso, privo di decorazione architettonica. Eccettuata l’effigie di San Pietro, connessa alla titolarità della cura pastorale della borgata, tutti gli altri santi hanno una chiara valenza apotropaica che ci riporta alla fervente devozione popolare in tempo di criticità endemiche. La cornice di Ramus cela, giusto dietro i rilievi di San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova, le omonime effigi dipinte. Queste palesano una datazione seicentesca e vennero evidentemente aggiunte quando la struttura fu inglobata nella chiesa francescana. La medesima osservazione vale per il fregio a girali abitato da angioletti che corre al di sopra del prospetto principale e che non a caso è coerente con la l’antistante rilievo barocco.

L’ignoto autore della venerata edicola mariana si qualifica come pittore decisamente modesto che si adegua alle formule più scontate della pittura tardo rinascimentale in area trentina. Nella semplificata connotazione dei santi nei prospetti laterali si coglie l’eco del pittore di origine archese Marco Sandelli, stabilitosi a Trento negli anni ottanta del Cinquecento. Quasi un’eco, ridimensionata da un approccio chiaramente riformato, dei modesti dipinti murali e su tavola in San Martino ad Arco. L’effigie dell’Immacolata, non priva di ascendenti tirolesi, denota in ogni caso l’adeguamento alla temperie ormai affermatasi nella città del Concilio, con la presenza incombente di Paolo Naurizio.

Fonti: Morizzo, I, p. 173; ACPFM, Inventario 1962-1963, n. 28; ACIC, Inventario 2008, n. 28.

Bibliografia: Molinari 1926, p. 304; Stenico 2001b, pp. 83-85, 486-487, figg. 19-23.

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