MADONNA ADDOLORATA E ANGIOLETTI CON LA CROCE

Ambito/Autore : Seguace di Giuseppe Alberti

Periodo storico: 18° secolo
Anno: 1700-1725
Soggetto: Madonna addolorata e angioletti con la croce
Luogo di conservazione: Trento, convento di San Bernardino, Torricella
Materia e tecnica: olio su tavola, cm 40 x 21 (misure della cornice: cm 65,2 x 62)
Provenienza: Cavalese, convento di San Vigilio, biblioteca

Descrizione:

Il piccolo dipinto sagomato è montato su una struttura lignea la cui funzione originaria non è del tutto evidente. Un pannello tinto di nero, con cornici modanate e dorate, funge da supporto al brano figurato posto entro un’esuberante cornice a fogliame e cherubino al vertice che rivela modelli in voga già alla fine del Seicento ma in uso anche nel primo quarto del secolo successivo. Nella parte posteriore del pannello è fissata una coeva serratura a ganascia, azionando la quale (la bocchetta, ben mimetizzata, si trova sulla porzione ebanizzata) è possibile staccare la tavoletta dipinta. Poiché non sono visibili cardini dell’epoca, è possibile che il manufatto sia stato realizzato recuperando un’antina di mobile. La funzione del tutto, considerato il colore nero del fondo e soprattutto il soggetto del dipinto, sembrerebbe coerente con un’urna repositorio in uso nel triduo pasquale, di cui resterebbe tuttavia solo la parte frontale.

Un turbine d’angioletti in volo porta la croce e il cartiglio con l’acronimo “INRI” alla Madonna che la accoglie rassegnata ma provata dal dolore significato dalla spada che le trafigge il cuore.

Tutto ci parla, in questo piccolo dipinto, della lezione lasciata da Giuseppe Alberti: lo spettacolare impianto barocco e la tipologia degli angioletti, così come la fisionomia intensa della Madonna.

Ciononostante sembra ci si trovi di fronte ad un’espressione pittorica di un seguace che simpatizza anche con i modi più minuti e vezzosi di Martino Gabrielli, tanto più che la datazione potrebbe agevolmente superare la data di morte del maestro, nel 1716. Non è invece facilmente comprensibile il giudizio espresso da Rasmo nell’esposizione del 1962 in favore di Cristoforo Unterperger.

Fonti: Menapace 1987/ OA/ 00054001.

Bibliografia: Esposizione di pittura sacra, n. 54.

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