FIDANZAMENTO MISTICO DI MARIA BAMBINA

Ambito/Autore : Francesco Sebaldo Unterperger (Cavalese, 1706-1776)

Periodo storico: 18° secolo
Anno: 1750 ca.
Soggetto: Fidanzamento mistico di Maria bambina
Luogo di conservazione: Cavalese, convento di San Vigilio, biblioteca
Materia e tecnica: olio su tela, cm 55,5 x 43,3

Descrizione:

La collocazione originaria di questo delizioso dipinto non è nota, ma fino al 1960 almeno esso si trovava nel coro della chiesa. Le dimensioni e il profilo sagomato lo qualificano come probabile cimasa di un altare intitolato alla Vergine.

Sant’Anna regge un libro aperto e insegna alla piccola Maria, mentre sul lato sinistro si scorge appena il profilo di Gioacchino. Quella che si presenta a tutti gli effetti come l’Educazione della Vergine reca un’insolita articolazione iconografica nella parte superiore, con la colomba dello Spirito Santo che porge alla fanciulla dall’alto un anello. Il senso è puramente allegorico e non narrativo, alludendo all’immacolatezza di Maria, la prescelta da Dio per porre in atto il disegno di redenzione dell’Umanità. Mentre Santa Caterina d’Alessandria sposa in nozze mistiche il piccolo Gesù, questa è la prolessi della discesa dello Spirito Santo su di lei nell’Annunciazione. Il tenore teologico del brano pittorico è squisitamente immacolista – lo ribadiscono i colori bianco e azzurro della fanciulla che si presenta come una piccola Immacolata concezione – e ben si adatta ad un contesto francescano.

La qualità artistica della tela non è inferiore all’interesse iconografico e venne prontamente colta nel 1962 da Nicolò Rasmo che espresse senza remore l’attribuzione a Francesco Sebaldo Unterperger. Dopo il lapsus di Eliseo Onorati che pronuncia il nome di Cristoforo Unterperger, il dipinto è stato apprezzato da Andreatta che avalla l’assegnazione formulata da Rasmo.

Il tratto pittorico sfrangiato e sensibile, ricettivo dell’arricchimento formativo in laguna, sostanzia favorevoli riscontri con la produzione artistica di Francesco intorno alla metà del secolo. La morbida definizione degli incarnati e l’accentuazione patetica dei volti dai grandi occhi luccicanti trovano ad esempio un precedente nell’Immacolata dell’abbazia di Novacella o nella pala della Sacra Famiglia a Montagnaga di Piné, del 1750 (Francesco Unterperger pittore, tavv. 43, 46).

Fonti: ACPFM, busta 304, Inventario 1927, n. 22; busta 244, Inventario 1960, p. 653, n. 75; SBC Menapace 1987/ OA/ 00053913.

Bibliografia: Esposizione di pittura sacra, n. 10; Onorati 1982, pp. 70-71; Andreatta 1990, p. 213.

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