ELEMOSINA DI SANTA ELISABETTA D’UNGHERIA

Ambito/Autore : Francesco Sebaldo Unterperger (bottega di) (Cavalese, 1706-1776)

Periodo storico: 18° secolo
Anno: 1745-50 ca.
Soggetto: Elemosina di Santa Elisabetta d’Ungheria
Luogo di conservazione: Pergine Valsugana, convento, scala
Materia e tecnica: olio su tela, cm 159 x 105,5

Descrizione:

Dopo il restauro del 1980 (in occasione del quale l’opera è stata provvista di un nuovo telaio), il quadro è stato collocato nel corridoio del convento; dal 1993 si trova nell’ubicazione attuale. Precedentemente a questo intervento, è noto il restauro apportato da Giampietro de Pompeati nel 1889 (Morizzo).

L’opera raffigura un tema caro alla sensibilità francescana, l’Elemosina di Santa Elisabetta d’Ungheria, la principessa ungherese (1207-1231) moglie di Ludovico IV la quale, rimasta vedova, entrò nel Terz’Ordine francescano dedicandosi attivamente alle opere di carità in favore dei poveri e degli infermi. La grandiosa composizione mostra, non senza una certa retorica, la santa in atto di elargire le proprie ricchezze ad uno storpio e ad alcuni fanciulli che si assiepano attorno all’elegante figura femminile di spalle.

Nicolò Rasmo si esprime collegando il dipinto alla Carità di Santa Chiara nel convento delle Clarisse a Bressanone realizzata da Francesco Sebaldo Unterperger nel 1731-33 (per l’immagine di confronto si veda Francesco Unterperger pittore, p. 21, tav. 10). L’inserimento della donna di spalle sulla sinistra, con il bimbo in grembo, ritorna anche nella Carità di San Carlo Borromeo in collezione Itas a Trento, datata intorno al 1750 (Le scelte di Grezler, pp. 136-138, cat. IV. 26: E. Mich). L’aspetto compatto e levigato della tessitura pittorica si dissocia tuttavia dalla pennellata vibrante e fratta di Francesco, individuando piuttosto affinità con i modi del fratello Michelangelo, si vedano ad esempio le analogie con l’Estasi di Santa Teresa d’Avila a Fulpmes, del 1745-50 circa (Michelangelo Unterperger, pp. 27, 276, cat. 79), un’opera coerente fra l’altro con la datazione profilata da Rasmo. Date le peculiarità del dipinto a Pergine, che rifugge ad una troppo definita paternità, non sembra infondata l’ipotesi che ci si trovi di fronte ad un’opera nata nella ricezione di diversi indirizzi stilistici, ovvero ad una sorta di impresa della bottega alla luce di modelli di Francesco già collaudati, ma anche della condotta formale dell’anziano Michelangelo.

Fonti: Morizzo, IV, p. 244; ACPFM, busta 244, Inventario 1962, p. 664, n. 33; SBC 1980/ OA/ 00019246; ACSSR, Inventario 2002, p. 7.

Bibliografia: Francesco Unterperger pittore, p. 228; Piatti 2000, p. 426.