CRISTO MORTO; MADONNA ADDOLORATA AI PIEDI DELLA CROCE; SANTA VERONICA; SANTA MARIA MADDALENA

Ambito/Autore : Ambito fiemmese ?

Periodo storico: 18° secolo
Anno: 1731 ca
Soggetto: Cristo morto; Madonna addolorata ai piedi della croce; Santa Veronica; Santa Maria Maddalena
Luogo di conservazione: Cavalese, chiesa di San Vigilio, cappella del Santo Sepolcro
Materia e tecnica: legno intagliato, dipinto, l cm 174; h cm 194; misure della croce: h cm 120 x 90; h cm 181; misure del velo: h cm 135; h cm 180

Descrizione:

Tutte le statue presentano una finitura pittorica sorda, non originale, frutto dell’intervento di Dovolavilla operato nel 1917 (Andreatta).

L’iscrizione sul velo della Veronica esplicita la committenza Giovanelli del complesso scultoreo, benché il legato di Francesco (Instituto Francisci) non risulti accreditato. I documenti e la cronaca (Morizzo) attestano invece che Giangiacomo Giovanelli, il generoso fondatore dell’Ospedale dei poveri di Tesero, intese beneficiare i frati di Cavalese nel testamento del 1729 con il lascito di “fiorini 50 onde provvedere delle sacre suppellettili”. Giovanelli morì l’anno seguente e colpisce che il lascito coincida in termini cronologici con l’erezione della cappella del Sepolcro, benché non sia il suo nome ad apparire sul complesso scultoreo.

In generale la critica ha profuso lodi per gli affreschi della cappella realizzati da Bonora ma non per le sculture al suo interno, giudicate anzi di nessun pregio da Molinari e Felicetti. Andreatta le stima “un po’ troppo teatrali […] esagerate anche in taluni particolari anatomici del viso”. Effettivamente le sculture sono slanciate ma grevi, fortemente patetiche ma articolate in maniera piuttosto sommaria. Il rigido corpo di Cristo morto manca di un sensibile trattamento plastico ma anche di un qualsivoglia tratto espressivo.Lo spirito fieramente barocco e scomposto dei drappeggi e l’accentuata verticalità nelle proporzioni sono coerenti con una datazione ancora seicentesca, come propongono Guido Giacomuzzi e Lucia Longo. Tuttavia l’indugio sulla morbida floridezza delle carni, come denota più di altri pezzi la figura della Maddalena, non è in conflitto con una datazione intorno al 1731 che è l’unico riferimento di cui disponiamo per la realizzazione della cappella del Sepolcro. A favore della proposta milita anche la fattura della croce alle spalle della Vergine addolorata. Il manufatto in legno intarsiato in madreperla rimanda a numerosi oggetti di tipica manifattura francescana del XVIII secolo (si veda in proposito il saggio di Daniela Floris).

Sembra invece priva di risultati soddisfacenti la ricerca inerente alla personalità artistica responsabile delle sculture. Si coglie in esse qualche eco della scultura veneta ma prevalgono le componenti culturali tirolesi che potrebbero favorevolmente indirizzare al contesto fiemmese o fassano.

Fonti: Morizzo, II, p. 333; ACPFM, busta 304, Inventario 1927, n. 75-76; busta 244, Inventario 1960, p. 652, n. 57-58; SBC Giacomelli 1987/ OA/ 00053870-872, 875.

Bibliografia: Molinari 1926, p. 300; Felicetti 1933, p. 56; Andreatta 1990, pp. 203-204; Giacomuzzi 2005, pp. 124-125; Longo 2014, pp. 286-287.