CIRCONCISIONE DI GESÙ

Ambito/Autore : Ambito veneto-cretese

Periodo storico: 16° secolo
Anno: post 1580
Soggetto: Circoncisione di Gesù
Luogo di conservazione: Trento, Fondazione Biblioteca San Bernardino
Materia e tecnica: tempera su tavola di ciliegio (?), cm 43 x 28

Descrizione:

La tavola versa in discrete condizioni: presenta cadute di pellicola pittorica e della preparazione a gesso, stuccature sul lato posteriore. Il dipinto è pervenuto al convento di San Bernardino dopo la donazione della contessa Spaur, nel 1914, ad un ordine non identificato di suore. La cornice di gusto neocinquecentesco è coeva alla data di donazione.

L’episodio della Circoncisione di Gesù, soggetto particolarmente frequentato in pittura anteriormente alla Riforma cattolica in relazione all’umanità di Cristo, si svolge all’interno del tempio. Tre arcate, quella al centro solennemente serrata da colonne, si affacciano su una sorta di pronao con balaustrata e una cinta merlata. Al centro dell’aula, lastricata di marmi a scacchiera, si assiepano i protagonisti della scena, tutti religiosamente raccolti attorno alla figura del Salvatore. Attorno ad un piccolo cataletto-ara sono il sacerdote, Maria, Giuseppe, un Santo aureolato non identificabile e tre vergini in guisa di angeli ceroferari. La composizione segue piuttosto fedelmente un’incisione di Johan Sadeler realizzata nel 1580 su disegno di Maarten de Vos (The Illustrated Bartsch, 70, Part. 1, pp. 156-157, n. 136).

La condotta stilistica della tavola è tuttavia estranea al gusto internazionale della stampa seguita e si inscrive, invece, nella tipica fisionomia dei pittori cretesi-veneziani, ovvero di quell’affascinante ambito culturale che rappresenta la penetrazione di Venezia nel Levante e che coglie solo superficialmente i tratti della pittura “colta”, coniugandoli alla protratta e solida tradizione bizantina, evidente nella netta bidimensionalità della raffigurazione che restituisce all’insieme un’aura di nostalgica arcaicità. Un accento rafforzato dall’acribia della decorazione, tanto che le cortine a minuti fiorellini potrebbero sembrare un retaggio trecentesco. Ciononostante è possibile percepire nei rotondi volti delle figure femminili, dalle chiome raccolte, la pur debole eco della stagione figurativa veneziana. In maniera del tutto analoga, la sgrammaticata e ingenua inquadratura architettonica si contamina degli aulici impaginati spaziali assai tipici nelle espressioni figurative lagunari a partire dalla metà del Cinquecento. È di fatto noto che nella seconda metà del Cinquecento pittori cretesi come Michele Damaskinos ma come lo stesso Theotokopoulos giunsero ad un confronto esplicito con le istanze occidentali, facendo loro il lessico di Veronese e Tintoretto, proprio grazie agli esemplari calcografici nordeuropei; ed anche in questa gustosa tavola l’attività incisoria di Johan Sadeler a Venezia diviene la ragione per coniugare così differenti indirizzi figurativi.

Fonti: ACPFM, busta 275, Inventario 1963, p. 671, n. 66; SBC Dal Bosco 2001/ OA/ 00072395; FBSB, P 4.

Bibliografia: Stenico 1999, p. 607.

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