BATTESIMO DI CRISTO

Ambito/Autore : Ambito veneto (da Paolo Caliari, il Veronese?)

Periodo storico: 16° secolo
Anno:  1590- 1600
Soggetto: Battesimo di Cristo
Luogo di conservazione: Trento, convento di San Bernardino, Torricella, Curia
Materia e tecnica:  olio su tela, cm 104 x 97

Descrizione:

Il dipinto proviene dal convento francescano di Trieste, presso il quale non è stato possibile reperire notizie più circostanziate sull’originaria funzione e collocazione. Oggetto di un restauro recente, si presenta in buone condizioni.

La scena, dominata dalle figure di Cristo e del Battista, vede la presenza di tre angeli che assistono al Battesimo nel mezzo di una rigogliosa boscaglia sulla riva sinistra del Giordano (immaginato come un limpido torrentello), mentre dall’alto il cielo rannuvolato si squarcia per l’apparizione dello Spirito Santo in forma di colomba. La plastica ed esibita fisicità del Salvatore e del precursore è un chiaro segnale della cultura tardomanierista alla quale dichiara di appartenere l’opera. Il modello di riferimento è da individuare nella tela di ignota collocazione ma conosciuta tramite una fotografia della Fondazione Zeri (Bologna, Fondazione Federico Zeri, Fototeca, busta 460, n. 44675). La riproduzione, datata sul retro 1 luglio 1941, reca la perizia di Giuseppe Fiocco in favore di Paolo Veronese, mentre venne classificata da Federico Zeri come opera della sua scuola e posticipata, a cavaliere dei secoli XVI e XVII. Va effettivamente osservato, pur dalla sola fotografia, che i tratti stilistici non trovano addentellati significativi con il Caliari, a meno di non derivare da un archetipo perduto, ma anche sul piano compositivo sembra lecito ipotizzare che ci si trovi di fronte ad un’invenzione sì di ambito veneto, ma alquanto più tarda e forse maturata nell’orbita dei pittori flandro-veneti, almeno a giudicare dal robusto Cristo, ma anche dalle fisionomie puntute e dalla florida vegetazione. Spostando ora l’attenzione sulla tela di provenienza triestina, non si può che osservare la stretta dipendenza dal dipinto citato, rispetto al quale la trama compositiva pare alquanto dilatata, con la perdita di alcuni passaggi chiaroscurali. La scrittura pittorica si fa più veloce e sommaria, come nelle vesti monocrome degli angeli o nell’imponderato incombere sulla scena delle nubi, benché nel complesso dignitosa. Nelle fisionomie mascoline degli angeli o nei volti barbati di Cristo e del Precursore è possibile cogliere qualche affinità con l’opera di Dario Varotari il Vecchio (1539-1596), tuttavia insufficiente ai fini di un’attribuzione. Ne conviene una collocazione in ambito veneto sullo scadere del Cinquecento; l’indicazione è ribadita dal supporto, una robusta tela spigata tipica del XVI secolo.

Fonti: FBSB, P 42.

Bibliografia: inedito

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