APPARIZIONE DI GESÙ BAMBINO A SANT’ANTONIO DA PADOVA

Ambito/Autore : Giuseppe Alberti (bottega di)

Periodo storico: 18° secolo
Anno: 1700-1725
Soggetto: Apparizione di Gesù Bambino a Sant’Antonio da Padova
Luogo di conservazione: Mezzolombardo, convento dell’Immacolata concezione, I piano, corridoio
Materia e tecnica: olio su tela fissata su masonite, cm 65 x 48

Descrizione:

L’offuscamento della pellicola pittorica non impedisce di cogliere il carattere quasi monocromo della tavolozza, interamente giocata sulle terre, ma rischiarata dalla luce intensa che l’apparizione di Gesù Bambino, circondato da cherubini, immette nell’interno domestico. La composizione presenta una rimarchevole, intima delicatezza nel descrivere il sobrio arredamento della stanza del santo di Lisbona, nel quale ebbe luogo l’evento prodigioso. Un aspetto che sembra accentuarsi per via della fanciullesca connotazione somatica del santo, così empatica rispetto alle sembianze di Gesù infante e dei timidi cherubini all’intorno.

La composizione restituisce molto bene l’estrema attività di Giuseppe Alberti nei primi due decenni del Settecento quando viene affiancato da allievi e seguaci. Tipica di Alberti è l’accentuazione dimensionale ed espressiva della testa di Gesù e dei cherubini, mentre una certa grazia che pervade Sant’Antonio sembra poter indirizzare al fiemmese Martino Gabrielli (1687-1741), il migliore e il più delicato dei seguaci di Giuseppe Alberti (si veda ad esempio la pala dell’altare del Carmine in San Vigilio a Moena).

Ci troviamo di fronte ad un’opera di impegno abbastanza modesto, quasi di routine, quale espressione della bottega di Alberti in cui Martino sviluppò la propria personalità. In ogni caso, rimarcando la coerenza della piccola tela nell’ambito del seguito albertiano, è altresì interessante osservare che proprio il Gabrielli venne chiamato nel 1731 a dipingere il gonfalone per la chiesa delle Grazie ad Arco (Stenico 2004b, pp. 109-110). Data la notevole mobilità dei dipinti all’interno dell’ordine, non si può escludere che l’opera in esame provenga proprio da Arco oppure dal convento di Cavalese, nel quale le presenze fiemmesi sono di notevole entità.

Fonti: ACPFM, Inventario 1962-1963, n. 16; ACIC, Inventario 2008, n. 16.

Bibliografia: Stenico 2001b, p. 486.

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