VISITAZIONE

Ambito/Autore : Ambito veneto

Periodo storico: 17° secolo
Anno: 1600- 1610
Soggetto: Visitazione
Luogo di conservazione: Pergine Valsugana, convento, I piano, corridoio, ripostiglio
Materia e tecnica: olio su tela, cm 69 x 78

Descrizione:

Il notevole dipinto, purtroppo svilito da cadute e da un intenso offuscamento della pellicola pittorica, nonché da qualche ridipintura, proviene dal collegio di Villazzano, ma se ne ignora la precedente vicenda storica che con tutta probabilità è in relazione alla comunità minoritica di San Bernardino a Trento. Fino al 1996 venne esposto nel refettorio, quindi relegato nel deposito dei quadri al piano superiore del convento.

L’impostazione narrativa dell’opera e il solenne proscenio architettonico rimandano con evidente chiarezza all’ambiente lagunare di fine Cinquecento e non diversamente si dovrà concludere per i tipi somatici delineati, anzitutto per il bellissimo profilo di Zaccaria. Accanto a talune affinità con uno dei pittori delle “sette maniere”, ovvero con Andrea Michieli, detto il Vicentino, si veda ad esempio la Decollazione del Battista nella parrocchiale di Clusone, emerge fondamentalmente una declinazione figurativa legata a Palma il giovane. Lo evidenziano tra l’altro alcuni particolari, ad esempio la figura di San Giuseppe con il fagotto e più ancora il tondeggiante volto della Vergine che richiamano la Visitazione del Negretti (1610-1611) già nella chiesa del Paradiso di Modena (Mason Rinaldi 1984, p. 93, cat. 154, p. 376, fig. 478). All’ambiente veneziano di inizio Seicento, saldamente dominato dalla figura di Palma, rimandano più in generale il tratto untuoso dell’epidermide, peculiare dell’eredità tintorettesca e l’impianto piuttosto dilatato delle figure. L’insieme di questi caratteri stilistici non manca di profilare agganci con l’opera di altri autori veneti operosi nel primissimo Seicento e il nome di Girolamo Pilotti potrebbe essere uno dei candidati. È interessante osservare che il dipinto trentino si rifà ad una fonte figurativa non identificata dalla quale dipende anche la tela nella cappella del Santissimo della basilica del Santo a Padova, attribuita a pittore veneto del XVII secolo. Benché anche in questo caso non sia stata individuata la specifica matrice figurativa, viene colta l’assonanza palmesca (Basilica del Santo, pp. 158-159, cat. 95: M. Castellarin) pur rielaborata per mezzo di un linguaggio ormai barocco. Questa circostanza accredita l’orizzonte veneto dell’opera, ma prima di un auspicabile restauro non sembra possibile pronunciarsi in maniera più circostanziata se non per porre in risalto l’interesse del dipinto, ad oggi mai oggetto di vaglio critico.

Fonti: ACPFM, Cronaca di Villazzano, 1959-1977, II, p. 38, n. 11; ACPFM, busta 275, Inventario 1963, p. 674, n. 8.

Bibliografia: Piatti 2000, p. 432.

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