SIMONINO TRIONFANTE

Ambito/Autore : Ambito trentino (Giambattista Fattori?) (Trento, 1696 ca-1776)

Periodo storico: 18° secolo
Anno: ante 1749
Soggetto: Simonino trionfante
Luogo di conservazione: Trento, Fondazione Biblioteca San Bernardino
Materia e tecnica: legno intagliato, dipinto, cm 114 x 41

Descrizione:

L’inedita scultura proviene dalla chiesa di San Pietro a Trento e venne donata al convento di San Bernardino poco più di mezzo secolo fa, in concomitanza alla revisione del culto del presunto martire, nonché alla riqualificazione della chiesa sull’onda delle disposizioni del Concilio Vaticano II. È pertanto probabile che sia stata condotta da padre Massimino Ghetta, latore negli stessi anni di due dipinti in origine appartenenti alla chiesa cittadina (catt. 95, 192). La statua è identificabile nel simulacro posto alla sommità dell’altare maggiore e attestato per via documentaria nel 1749. Gli Atti visitali prescrivono in quell’anno di rimuovere l’opera per sostituirla con l’immagine plastica del Redentore([S. Weber], Memorie della parrocchia, p. 22). L’altare maggiore era stato eretto nel 1731 per volontà del nobile Giuseppe Bortolazzi, pertanto è possibile ipotizzare, anche sulla base delle risultanze di stile, che la scultura fosse stata realizzata non molto tempo dopo e comunque entro il 1749.

Simonino è raffigurato nudo, privo di attributi iconografici, ma la mano sinistra doveva reggere in origine alcuni strumenti del martirio consegnati dalla tradizione iconografica quattrocentesca (spilloni, tenaglia, etc. Si veda in proposito Perini 2012). Il morbido corpo dell’infante è articolato per contrapposti – la gamba sinistra sollevata compensa il braccio opposto alzato – e ciò imprime alla figura trionfante un’intensa energia, rispondente ad una cultura dell’immagine intrinsecamente settecentesca. La qualità della scultura va colta al di là della pesante e sorda ridipintura rosacea delle membra e del volto, sfigurato dallo sguardo imbambolato e dagli occhi luccicanti. Ma a prescindere da queste manomissioni si scorge la sicurezza dell’intaglio sia nella sensibilità del modellato che nella definizione della capigliatura. Per quanto sia necessario esprimersi con la massima prudenza, proprio l’intaglio dei capelli riccioluti e una schietta dimensione di sintesi richiamano lo stile di Giambattista Fattori, uno scultore e intagliatore trentino che in San Pietro operò ripetutamente lavorando sia il legno che il marmo, senza contare che proprio alla sua mano sono state ricondotte le sculture lapidee dell’altare maggiore (si veda Scultura in Trentino, II, pp. 141-142: A. Bacchi).

Fonti: FBSB S 3.

Bibliografia: Stenico 1999, p. 613.

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