SAN FRANCESCO D’ASSISI RICEVE LE STIMMATE

Ambito/Autore : Martino Teofilo (e aiuti) (Fiandre, ?-Bressanone, 1639)

Periodo storico: 17° secolo
Anno: 1612 ca.
Soggetto: San Francesco d’Assisi riceve le stimmate
Luogo di conservazione: Pergine Valsugana, chiesa del Redentore
Materia e tecnica: olio su tela, cm 260 x 150

Descrizione:

Al pari dei laterali, l’altare maggiore venne commissionato nel 1612 all’intagliatore Giovanni Battista Nave da Rovereto. Già il 12 luglio la struttura riceveva la doratura, a dimostrazione che al principale altare del tempio, ancora in fase di conclusione, si era concessa la precedenza. Le importanti annotazioni storiche, purtroppo del tutto reticenti in merito alle pale dipinte, le dobbiamo alla penna del Soriani e alle ricerche di padre Salvatore Piatti.

Il grande dipinto documenta anche da un punto di vista iconografico la primigenia chiesa Osservante, intitolata al fondatore dell’ordine, nella fattispecie alle stimmate del Poverello di Assisi.

Con l’edificazione della chiesa del Redentore ad inizio Novecento, la pala venne rimossa dalla collocazione d’origine e fissata al di sopra dell’arco santo; è stata ricollocata nell’altare di appartenenza solo dopo il restauro, eseguito nel 1996 da Maria Luisa Tomasi (Piatti).

Spetta ad Elvio Mich l’attribuzione della tela al pennello di Martino Teofilo. Benché non ci si trovi di fronte ad una delle opere più felici dell’artista, il giudizio sembra ben fondato sia sui tratti compositivi che stilistici della tela. Lo evidenziano lo schema in grado di accentuare il felice isolamento delle figure (oltre al santo compare, in posizione defilata, solo il primo compagno Bernardo) nell’arioso paesaggio e le assai tipiche modulazioni chiaroscurali dell’artista, sempre incline a temprare le eleganti convenzionalità del tardo Manierismo lagunare con un pur timido naturalismo di matrice nordeuropea. L’attribuzione va dunque accolta ammettendo l’intervento di un aiuto, molto evidente nella parte superiore della pala, ovvero nei rozzi cherubini che circondano la colomba dello Spirito Santo. Molto sciolto e aperto all’azione della luce è invece il brano paesaggistico, ovvero la scoscesa rupe della Verna coronata dalla vegetazione ambrata e dalla chiesetta che Francesco edificò con le proprie mani.

La datazione al 1614 proposta da Mich può essere anticipata di due anni circa. Se nel 1614 l’altare venne infatti solennemente consacrato assieme ai laterali, i ragguagli documentari citati in apertura della scheda autorizzano a retrodatare il dipinto per lo meno entro il 1612.

Fonti: Tovazzi, Relatio Prima, pp. 66-67; Morizzo, II, p. 332; ACPFM, busta 244, Inventario 1962, p. 664, n. 26; SBC 1980/ OA/ 00019217; ACSSR, Inventario 2002, p. 1.

Bibliografia: Onorati 1982, p. 179; La pittura in Italia. Il Seicento, II, p. 847 (E. Mich); Piatti 1995, pp. 186-187; Piatti 2000, pp. 388-389.

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