PUTTI TUBICINI E STEMMA MADRUZZO

Ambito trentino

Ambito / Autore:
Periodo storico: 16° secolo
Anno: 1550-1575
Soggetto:
Luogo di conservazione:
Materia e tecnica: affresco
Provenienza:

L’11 ottobre 1541 Cristoforo Madruzzo, cardinale e principe vescovo di Trento, donò al fratello Aliprando, barone dei castelli di Madruzzo, Avio e Brentonico, “Turesellam cum possessione circumcirca positam, extra civitatem nostram Tridentinam, supra molendina, ex opposito sancti Bernardini” (Stenico 1999, p. 77, 523-524).

L’edificio, costantemente indicato come “Toresela” o torricella, era verosimilmente una contenuta costruzione turrita tipica della campagna, solitamente affiancata da diversi corpi di fabbrica ad uso agricolo, coerente con il modello della colombaia o colombera diffuso in Veneto ma anche nella regione trentina (si vedano la cinquecentesca colombaia all’Alboleta di Riva del Garda o, più dappresso, la “Toresela” nelle pertinenze di villa Mersi a Villazzano). All’indomani della donazione, l’edificio, posto fuori dall’urbe, al di sopra dei mulini del Fersina, fu interessato da una serie di interventi edilizi e decorativi di cui il significativo affresco in oggetto è parte integrante. Sino ad oggi si è ipotizzato che la riqualificazione della Toresela datasse tra la fine del Cinque e l’inizio del Seicento, collegando le emergenze architettoniche (in particolare il bel portale con battente in ferro e l’elegante balconata della loggia) alle operazioni di condotta dell’acqua per una monumentale fontana scomparsa, avvenuta nel 1595, o ancora all’acquisto, nel 1583,  di ulteriori edifici “apud Toresellam” effettuato questa volta da Fortunato Madruzzo, fratello di Aliprando (Sartori 1993, pp. 533-534). Pur non intendendo indugiare in questa sede sullo studio, certo non agevole, dello sviluppo architettonico del complesso, va evidenziato che l’analisi del pur limitato brano a fresco al secondo piano dell’attuale Curia francescana, non sembra condurre affatto ad una datazione così avanzata e prossima al Seicento.

Occorre anzitutto precisare che lo stemma Madruzzo tra Putti tubicini è solo il frammento di una decorazione più ampia, come peraltro si evince dalla interrotta decorazione a encarpi di frutta e mascherone che delimita la parte superiore dell’affresco. In ciò siamo confortati dalle annotazioni ottocentesche del de’ Giuliani, che così descrive “la loggetta con bella vista, dipinta a fresco con amorini e fogliami e ornati”, postillando: “I frati imbiancarono le pitture della loggia e rinfrescarono o cambiarono quelle della Cappella” (Sartori 1993, p. 540, nota 129). Come è noto, l’edificio venne comperato nel 1633 da Lodovico Ponte, passò quindi al conte Enrico Stratman che nel 1690 la donò ai frati di San Bernardino i quali vi si trasferirono dal precedente convento alle Ghiaie. Fu nell’ambito di questo cambio di destinazione che l’elegante edificio venne adeguato all’esigenza di sobrietà dei Minori osservanti.

Si comprende pertanto che le pitture a fresco, dal salone centrale cui immette lo scalone (dove appunto si trova lo stemma) doveva in origine estendersi a gran parte del piano, concludendosi nella deliziosa loggetta, delimitata dalla balaustrata  in marmo che, detto per inciso, denota caratteri del tutto tipici della prima metà del XVI secolo.

Benché l’affresco con l’arme Madruzzo non tocchi particolari vertici qualitativi, il repertorio ornamentale e le accidentate fattezze dei genietti, vagamente romaniniane, sono coerenti con imprese decorative di metà Cinquecento, evocando, ad esempio, il grande stemma inquadrato da festoni in palazzo delle Albere o le partiture del salone d’onore di palazzo Roccabruna a Trento, databili entro il 1563, quando la dimora ospitò il conte di Luna. Si tratta in entrambi i casi di cantieri sorti nell’età di Cristoforo Madruzzo nei quali operarono pittori non identificati (fatta eccezione per il ruolo guida interpretato probabilmente da Fogolino alle Albere). Anche il meno noto dipinto nella “Toresela”  madruzziana rientra nel novero delle addizioni decorative alla città del concilio e come per gran parte di questo articolato organismo artistico attende ancora un supplemento di indagine.

Fonti: FBSB P 1; PAT 72.338.

Bibliografia:Ghetta, Bocchi 1986, p. 51; Sartori 1993, p. 533; Stenico 1999, p. 609.

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