MADONNA IMMACOLATA CON BAMBINO, SAN VIGILIO, SANTA CHIARA, SAN FRANCESCO D’ASSISI, SAN GIORGIO, SANTA CATERINA D’ALESSANDRIA E ANGELI; GESÙ BAMBINO SALVATOR MUNDI

Ambito/Autore : Giuseppe Alberti (Tesero, 1640-Cavalese, 1719)

Periodo storico: 17° secolo
Anno: 1693
Soggetto: Madonna immacolata con Bambino, San Vigilio, Santa Chiara, San Francesco d’Assisi, San Giorgio, Santa Caterina d’Alessandria e Angeli; Gesù Bambino Salvator mundi
Luogo di conservazione: Cavalese, chiesa di San Vigilio, altare maggiore
Materia e tecnica: olio su tela, cm 363 x 185; cm 90 x 70

Descrizione:

L’intervento di Giuseppe Alberti nella definizione figurativa dell’altare maggiore della chiesa individua un ruolo di protagonista. Oltre alla pala, considerata uno dei lavori meglio riusciti dell’artista fiemmese e al dipinto di cimasa, raffigurante Gesù Bambino Salvator mundi, spetta ad Alberti la notevole decorazione del dossale, ai soggetti del quale è specificamente volta l’attenzione dei frati riuniti in preghiera nel coro. Spetta ad Elvio Mich aver rivendicato a Giuseppe questa parte per nulla secondaria dell’impresa. L’interesse è suscitato infatti non solo dalla vivacità e qualità dei monocromi – le belle cariatidi di profilo in alto e le cartelle figurate illusionisticamente appese per mezzo di finti nastri – ma anche dalla struttura architettonica di controfondo, ravvivata da angioletti che occhieggiano dalla trabeazione, acuendo il realismo di questa scenografia tutta barocca. All’altare ligneo che splende nella sua eleganza coram populo, corrisponde sul lato opposto una visualizzazione teatrale della Passione di Cristo riservata non a caso ai soli religiosi, pregna com’è di richiami tra Antico e Nuovo testamento: sia il Sacrificio di Isacco che il Serpente di bronzo sono prefigurazioni della morte di croce del Salvatore. Ma questa antologia cristologica è in fondo una degna erede delle sacre rappresentazioni care alla spiritualità Osservante ed è questo aspetto a giustificare la finzione spaziale, la tangibilità insita nel risalto del monocromo e nella sfida percettiva del trompe l’oeil lanciata dai drappi “appesi” con la Veronica e il Bacio di Giuda.

Il millesimo 1693 rinvenuto sul dossale in occasione del restauro operato dal Consorzio Ars (2004-2006) offre un significativo orientamento cronologico, in pieno accordo con la data 1690-1694 proposta nel 1947 dal Rasmo. La grandiosa macchina, primo obiettivo della comunità francescana a fabbrica compiuta, si concluse in ogni caso entro il 1698, data di consacrazione di tutti tre gli altari del tempio (Felicetti). Nelle grisaille si avverte davvero l’eco degli affreschi eseguiti nel 1687-1688 da Alberti a palazzo Leoni Montanari a Vicenza (Mich), benché la plasticità delle figure assuma a tratti una valenza di maniera, ben amalgamata con l’intento retorico dell’insieme. In ogni caso la concezione spaziale e decorativa del complesso, più che Roma, richiama soprattutto l’architettura e la scultura di area lagunare, con un timbro piuttosto cupo ma d’effetto, baluginante, che trova paragone nei monumenti funebri o nelle facciate veneziane, agitate da forme rigogliose e vitali proprie dell’ambiente lecourtiano.

Diverso il timbro della pala dell’altare (già ascritta ad Alberti da Roschmann oltre che dalla Cronaca) e del sensuoso Gesù Bambino Salvator mundi della cimasa. Riconosciamo ovviamente le coordinate del pittore fiemmese, ma il tono si schiarisce e sfuma o si fonde in direzione di un esito complessivo meno audace e tuttavia sciolto, nonostante l’affollarsi dei santi e degli angeli. Il fulcro tematico del dipinto è la Madonna della Vittoria, l’Immacolata propria dei francescani, nella quale il piccolo Gesù, sconfiggendo il serpente-dragone, compie le Scritture e afferma il privilegio della Madre immacolata. Oltre ai santi dell’ordine, il Poverello di Assisi e Santa Chiara, partecipano alla gloria celeste San Vigilio, che tiene il titolo della chiesa, Santa Caterina d’Alessandria e San Giorgio, simbolo dell’appoggio finanziario di Giovanni Giorgio Firmian.

Fonti: Morizzo, II, p. 333; ACPFM, busta 304, Inventario 1927, n. 1; busta 244, Inventario 1960, p. 651, n. 65; SBC Menapace 1987/ OA/ 00053839, 53881-892.

Bibliografia: Roschmann 1742, p. 30; Molinari 1926, p. 298; Felicetti 1933, p. 55; Rasmo 1947, p. 92; Esposizione di pittura sacra, n. 8; Weber 1977, p. 16; Rasmo 1980, p. 61; Giuseppe Alberti pittore, pp. 16, 25, tavv. 26-28; Onorati 1982, p. 70; Andreatta 1990, pp. 192-193, 223-225; Iconografia di Santa Chia

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