GESÙ MORTO IN CROCE; GESÙ DEPOSTO DALLA CROCE

Ambito/Autore : Antonio Gresta (Ala, 1671-Bruchsal,1727)

Periodo storico: 18° secolo
Anno: 1718
Soggetto: Gesù morto in croce e deposto dalla croce
Luogo di conservazione: Trento, chiesa di San Bernardino, facciata
Materia e tecnica: affresco, cm 158 x 84 (ciascuno)

Descrizione:

Gli affreschi, posti entro nicchie ai lati del portale maggiore, sono le uniche stazioni superstiti della Via Crucis eseguita nel 1718 da Antonio Gresta, come già ricordavano Tovazzi nel 1776 e Bartoli nel 1780. Gli altri dipinti, posti nelle edicole a lato della scalinata che conduce alla chiesa, furono completamente rifatti nel 1860 da Vigilio Tabarelli che restaurò anche Gesù morto in croce e Gesù deposto dalla croce (Morizzo). La XIV stazione culminava con la scultura di Cristo deposto nella cappella sinistra recentemente rinvenuta dietro il paliotto dell’altare (cat. 22). È ancora il Morizzo a riportare i nomi dei benefattori che si assunsero l’onere della realizzazione delle singole stazioni, tra i quali spiccano il conte Ludovico Bortolazzi, famiglia più volte sostenitrice dei frati; Giuseppe Musocco, preposito della congregazione dei Filippini di Trento; Domenico Antonio Thun, futuro principe vescovo. Rimarchevole la compartecipazione del capomastro Pietro Antonio Ghisi, autore delle edicole in muratura.

Lo stato conservativo decisamente precario limita la leggibilità degli affreschi. Già bisognosi, nel 1723, di ritocchi operati per mano dello stesso pittore, i dipinti furono restaurati nel 1748 dall’allievo Orlando Fattori (Zatelli [1747-1779], p. 58; Mich 2002a, p. 931, nota 18). Nei bellissimi volti si coglie, ciononostante, l’abilità di Gresta e la sua peculiare educazione artistica. Formatosi dapprima a Verona sul volgere del secolo, dunque a Venezia almeno tra il 1701 e il 1708 (Benuzzi 2011), Gresta rappresenta una delle fisionomie più significative del panorama locale di primo Settecento (si veda in proposito La pittura in ItaliaIl Seicento, II, pp. 770-771: E. Mich), come provano alcune opere di eccellente qualità, in particolare le tele della cappella Abrami a Sacco e la pala di Sant’Antonio da Padova nella pieve dell’Assunta a Villa Lagarina nelle quali la vocazione classicista di matrice veronese si coniuga al ductus tornito di Louis Dorigny.

Fonti: Tovazzi, Relatio Secunda, p. 57; Morizzo, I, p. 373; III, p. 4; ACPFM, busta 275, Inventario 1963, p. 669, n. 47; SBC Dal Bosco 2001/ OA/ 00072229-72230.

Bibliografia: Bartoli 1780, p. 57; Molinari 1926, p. 289; Weber 1977, p. 182; La pittura in Italia. Il Seicento, II, p. 771 (E. Mich); Stenico 1999, pp. 106, 108, 605; Mich 2002a, pp. 915-916; Artini 2002-2003, p. 38; Artini 2007

torna ai risultati della ricerca