CRISTO IN PIETÀ SORRETTO DALLA MADONNA E SAN GIOVANNI EVANGELISTA, DIO PADRE E LA COLOMBA DELLO SPIRITO SANTO TRA CHERUBINI

Ambito/Autore : Ambito dell'Italia Settentrionale (da Galeazzo Mondella, detto il Moderno)

Periodo storico: 16° secolo
Anno: primo quarto del XVI secolo
Soggetto
Luogo di conservazione: Trento, Fondazione Biblioteca San Bernardino
Materia e tecnica: bronzo fuso, cesellato, inciso. dorato a fuoco, mm 145 x 80

Descrizione:

Foggiata a edicola, la pace è costituita da una placchetta principale a profilo modanato che si eleva su base a gradini e raffigura Cristo in Pietà sorretto dalla Madonna e San Giovanni evangelista; la cimasa a lunetta con acroteri reca Dio Padre e la Colomba dello Spirito Santo tra cherubini. Sul retro, privo di decorazioni, è fissata una maniglia molto semplice in rame.

Quello di San Bernardino è uno dei numerosi esemplari noti derivanti da un modello di larghissimo successo nel primo quarto del Cinquecento e riferito a Moderno, uno dei più celebri bronzisti rinascimentali nell’Italia settentrionale. Il prototipo viene riconosciuto nello splendido rilievo in argento del Museo Diocesano di Mantova (entro ricca montatura in avorio e gemme) risalente al 1513. La firma del Moderno non appare su di essa bensì su una replica in bronzo e se questa circostanza è in grado di alimentare implicitamente il dibattito, la questione si fa tuttavia più critica nei tentativi di decriptare l’autore. Benché non vi sia unanimità tra gli studiosi, prevale comunque la tesi secondo la quale la personalità di Moderno corrisponda a Galeazzo Mondella, nato a Verona nel 1467 e morto a Roma entro il 1528. La proposta, basata sull’autorevole giudizio espresso a inizio Novecento da Wilhelm Bode, è stata sviluppata e rafforzata da Douglas Lewis (1989). Poche voci contrarie – in particolare Giovanni Agosti e Marco Collareta – ipotizzano invece che dietro allo pseudonimo di Moderno si celi il milanese Caradosso (si veda per una sintesi della vexata quæstioMaestri della scultura in legno, pp. 156-157, cat. II.21: M. Collareta).

Le repliche in bronzo che dipendono dal rilievo mantovano sono raggruppabili a seconda della presenza o meno della cornice e della cimasa, ma anzitutto in rapporto a tre varianti principali (si rimanda in proposito a Bagliori d’antico, pp. 230-232, cat.: M.L. Jasper). La prima e più fedele alla pace mantovana è caratterizzata dalla presenza di un angioletto che regge il braccio destro di Cristo morto accanto alla Vergine. Nella seconda, alla quale anche l’esemplare tridentino appartiene, l’angioletto scompare dalla composizione. Come osserva Leithe Jasper, le placchette appartenenti a questo novero sono solitamente di debole qualità, ma la pace di San Bernardino, ignorata dagli studi più recenti, costituisce una felice eccezione. Infine la versione più tarda che oltre all’assenza dell’angioletto prevede che le gambe di Cristo siano celate dalla piastra anteriore del sepolcro.

Come si anticipava poc’anzi, il bronzo dei francescani esibisce un livello di finitezza di gran lunga maggiore rispetto a consimili esemplari (si veda in proposito il saggio di D. Floris in questo volume), a partire da quello conservato presso il Buonconsiglio e probabilmente di estrazione locale, come pare suggerire la provenienza dall’ottocentesco Museo Civico (Leithe Jasper). Entrambe le placchette costituenti la pace di San Bernardino sono qualificate da una vigile finitura a cesello e da una vibrante lavorazione del fondo. La doratura integrale, realizzata a fuoco, se non originale, è comunque antica e rafforza la politezza formale.

La grandezza e la fortuna dell’invenzione di Moderno risiedono nell’intelligente rilettura della drammaticità mantegnesca, adattata ad un eloquio pregno di modernità, in particolare nel morbido e classicheggiante torso di Cristo. Una soluzione che sancì il grande successo della composizione anche oltre la replica in bronzo (ispirando scultori come Stefano Lamberti e Giovanni Angelo Del Maino) e che trovò piena aderenza al clima spirituale del primo quarto del Cinquecento. Se, come è noto, la diffusione della pace nella liturgia, tra tardo medioevo e prima età moderna, deve molto agli ordini regolari e in particolare ai francescani, anche più rilevante si profila il nesso con l’assidua militanza in San Bernardino della confraternita dei battuti, vero pilastro della fondazione minoritica a Trento. Questo manufatto bronzeo riveste pertanto, al di là dei meriti estetici e artistici, una notevole importanza accreditando, una volta di più ancora, la persistenza di soggetti specificamente legati al corpo di Cristo (si veda in proposito anche il saggio dello scrivente). Benché manchino indicazioni di carattere documentale o note di possesso dell’opera, è lecito pensare alla donazione di uno dei molti illustri membri della confraternita della Cà di Dio alla chiesa minoritica. Ciò appare tanto più evidente se si considera l’ampia circolazione delle placchette rinascimentali in ambito privato e che già nel secondo Quattrocento illustri membri della Disciplina, come il giureconsulto Antonio Tabarelli de Fatis o Balduino de Capris, denotano una spiccata attenzione per la cultura antiquaria.

Fonti: SBC Dal Bosco 2001/ OA/ 00072330; FBSB AS 20.

Bibliografia: Rasmo 1982, p. 202; Bacchi 2002, pp. 20-21; Stenico 1999, p. 610.

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