MARTIRI FRANCESCANI IN GLORIA, PROTOMARTIRI FRANCESCANI IN MAROCCO

Ambito/Autore : Giuseppe Alberti (Tesero, 1640-Cavalese, 1719)

Periodo storico: 17° secolo
Anno: 1693;1695
Soggetto: Martiri francescani in gloria, Protomartiri francescani in Marocco
Luogo di conservazione: Cavalese, chiesa di San Vigilio, presbiterio
Materia e tecnica: olio su tela, cm 246 x 282; cm 247 x 281

Descrizione:

Questi grandi dipinti ostentano una vera e propria glorificazione dell’ordine francescano. A chiusura del ciclo composto dalle quattordici tele dell’aula, nelle quali il fedele individua figure di santità esemplare, si pongono nel presbiterio due soggetti aventi anzitutto un carattere collettivo. Non più singoli santi, bensì due apoteosi, come acutamente recita l’iscrizione vergata su uno di essi. Più precisamente l’uno celebra coloro che hanno testimoniato la fede pagando con il proprio sangue, l’altro la loro gloria celeste assieme alle tante anime beate della famiglia francescana. È significativo che l’impianto simbolico di questi brani pittorici converga sull’altare maggiore, fulcro della celebrazione eucaristica, l’ara del Sacrificio Divino.

La scena di martirio si riferisce alla decapitazione dei cinque protomartiri francescani in Marocco, Berardo, Ottone, Pietro, Accursio e Adiuto, avvenuta il 16 gennaio 1220. Sono i primi martiri francescani, uccisi mentre era ancora in vita San Francesco; il valore del loro sacrificio fu sempre tenuto in somma considerazione, se solo si pensa che la vista delle salme a Coimbra sarebbe stato il fattore decisivo per l’ingresso nell’Ordine di Sant’Antonio da Padova. Furono canonizzati da Sisto V nel 1481. Il dipinto è il frutto della generosità di Giovanni Bartolomeo Barbi Signore di Grumes.

Il soggetto Martiri francescani in gloria viene individuato da padre Ciro Andreatta il quale rileva l’incoerenza del titolo I martiri francescani in Cina attribuito da Rasmo, poiché la persecuzione dei francescani in Cina ebbe luogo solo nel XVIII e XIX secolo. La tela fu donata nel 1693 da Simone Pietro de Bartolomei o Bartolamedi, vicario vescovile in Fiemme. La moltitudine dei francescani viene illuminata dalla luce divina che proviene dall’alto e le loro figure sono plasticamente sbalzate nella penombra. Il moto degli angeli con ghirlande movimentano la composizione, peraltro entro i connotati figurativi tipici dell’Alberti, autore di questi come dei quattordici dipinti con Santi dell’ordine. Nella scena di martirio il plasticismo delle figure, calate in un’atmosfera densa e fosca, si fa più crudo e investe anche il gruppo di Angioletti che accorrono dall’alto a portare corone d’alloro. L’autografia di tutte le tele venne intuita già da Molinari ed è stata oggetto di un’accurata analisi critica da parte di Nicolò Rasmo. Il recente restauro (2004-2006, Consorzio ARS) ha restituito ad entrambe una migliore leggibilità.

Fonti: ACPFM, busta 304, Inventario 1927, n.3-4; busta 244, Inventario 1960, p. 651, n. 40-41; SBC Menapace 1987/ OA/ 00053836-837.

Bibliografia: Molinari 1926, p. 299; Felicetti 1933, pp. 55-56; Rasmo 1947, pp. 92-93; Weber 1977, p. 16; Rasmo 1980, p. 61; Giuseppe Alberti pittore, pp. 16, 25, tav. 29; Onorati 1982, p. 70; Andreatta 1990, pp. 226, 231-232; La pittura in Italia. Il Seicento, II, p. 610 (E. Mich); Giacomuzzi 2005, p. 125.

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