MADONNA CON GESÙ BAMBINO IN TRONO TRA SAN LUDOVICO DA TOLOSA E SAN BONAVENTURA

Ambito/Autore : Daniele Sandelli junior (Innsbruck/ Trento/ Verona, notizie 1592-1599)

Periodo storico: 16° secolo
Anno: 1594
Soggetto: Madonna con Gesù Bambino in trono tra San Ludovico da Tolosa e San Bonaventura
Luogo di conservazione: Borgo Valsugana, chiesa di San Francesco d’Assisi, coretto
Materia e tecnica: olio su tela, cm 117 x 117,5
Provenienza: Villazzano, convento-collegio, post 1963

Descrizione:

L’opera è stata restaurata nel 2012-2014 da Marta Albertini (consorzio ARS).

L’unica notizia su questo interessante dipinto è fornita dall’inventario delle opere d’arte del convento-collegio di Villazzano del 1963 e dalla più tarda appendice allo stesso con le previste destinazioni dei dipinti ai conventi della provincia di San Vigilio. Al numero 25 dell’elenco è indicata molto sommariamente la Madonna in trono con s. Lodovico e altro santo vescovo francescano. Nonostante la carenza di informazioni storico-documentarie, numerosi indizi e prove indirette – la data 1594 in primis – consentono non solo di svelare l’autore dell’opera, ma di collegarla altresì ad una specifica committenza di rango alla quale è dovuta una seconda pala già nella primigenia chiesa di San Bernardino a Trento.

Ci troviamo di fronte ad una piccola pala d’altare quadrata, ancora fortemente legata per dimensioni e concezione spaziale alla cultura rinascimentale, come si arguisce fra l’altro dalla disposizione rigidamente simmetrica delle figure. Al di sopra di una pedana la Vergine è assisa su di un trono di gusto antiquario decorato da fregio a palmette e delfini dalla coda intrecciata. Ella tiene in grembo il Bambino completamente nudo il quale offre una rosa. Ai lati sono due santi francescani rivestiti di abiti pontificali che evidenziano anziché celare il saio dell’ordine. Abbandonati a terra i simboli della dignità regale e cardinalizia – la corona angioina e il galero – entrambi venerano con compassata umiltà il Redentore e la Madre di Dio. Alle spalle delle figure, qui riunite come in una sacra conversazione quattrocentesca, è un silente paesaggio collinare verdazzurro e l’immancabile cielo striato da nembi.

I caratteri formali indirizzano senza alcun dubbio alla personalità di Daniele Sandelli junior, pittore fino a questo momento assai poco definito, di cui si è già trattato in questa sede a proposito della ritrovata pala dell’Assunta originariamente in San Bernardino, oggi nella parrocchiale di Ville di Giovo (cat. 31). I riferimenti figurativi e stilistici poc’anzi spiegati – si confrontino soltanto i volti tondeggianti e le ricorrenti lumeggiature dei panneggi – ricompaiono all’interno di questa tela che palesa in ogni caso una familiarità inequivocabile con quella che, ad oggi, era la sola pala nota e ben conservata del pittore: la Madonna con Bambino in trono tra San Fabiano e San Sebastiano a Denno, firmata da Daniele nel 1597 (Weber 1922, pp. 31-32).

È di notevole rilievo il millesimo 1594 poiché esso coincide con l’anno in cui Aliprando Madruzzo commissionò a Daniele Sandelli due pale d’altare per una chiesa di Trento non specificata, come già si è ricordato nella scheda precedente. L’Assunta è unanimemente attestata dalle fonti in San Bernardino ma poiché la pala con i santi Ludovico da Tolosa e Bonaventura non poteva che campire l’altare di una chiesa francescana – e ciò è corroborato dalla perdurante appartenenza alla Provincia di San Vigilio dei Frati Minori – ne deriva che siano proprio questi i dipinti finanziati dal Madruzzo e la data 1594 ne costituisce la conferma più lampante. È comprensibile che alla dismissione della prima chiesa di San Bernardino e con la rimozione dell’altare rinascimentale, l’opera abbia incontrato ripetuti spostamenti, l’ultimo dei quali è quello novecentesco a Borgo Valsugana.

È a questo punto utile ampliare l’indagine sull’attività del pittore di origini archesi per riconoscervi un’ulteriore prova, la Madonna con Bambino, Santa Lucia, Sant’Apollonia e Sant’Agata conservata, purtroppo in cattive condizioni, nella parrocchiale di Verla di Giovo, dove costituiva in origine la pala dell’altare di Sant’Apollonia (Stenico 1985, pp. 381, 398-399). Non vi è alcuna esitazione nel riconoscere gli stessi caratteri formali del dipinto oggi nel monastero delle clarisse a Borgo Valsugana. Ritornano pressoché identici i volti tondeggianti della Madonna e del Bambino; persistente l’attenzione per la resa metallica delle vesti e dei drappi dorati e damascati, mentre sul piano compositivo viene declinato uno schema più moderno, di derivazione veronesiana.

La pala a Borgo esprime, nel tenace recupero di istanze primo-rinascimentali, la più consapevole tendenza in atto nell’età del rigorismo post-tridentino, tanto che il recupero di questa personalità artistica dimenticata si profila rilevante nell’ottica di una più completa conoscenza delle arti figurative del tardo Cinquecento nel principato tridentino. Sono in atto, in questi dipinti, quelle istanze della pittura senza tempo che qualificano il tramonto del XVI secolo e non una provinciale rimessa in scena di schemi vecchi di un secolo. Principi che nello stesso giro di anni troviamo espressi in un contesto ben più ampio e con forme del tutto analoghe, ad esempio con il veronese Girolamo Aliprandi. Il tratto peculiare del pittore trentino è comunque ben riconoscibile nella rielaborazione di spunti lombardo-veneti, spesso arcaizzanti: tratti romaniniani, fogoliniani, ma soprattutto moroniani. Il nostalgico revival messo disinvoltamente in atto, come se il Manierismo non fosse mai esistito, acquista notevole pregnanza nel contesto francescano in cui è attuato poiché le figure di Daniele Sandelli ripropongono, a modo loro, quella neutralità emotiva che il Moroni espresse mirabilmente nella Santa Chiara delle clarisse di San Michele (Museo Diocesano Tridentino), frutto anch’essa di una committenza francescana. Anche alla luce del tenore della committenza madruzziana si affacciano i termini per una chiave di lettura fortemente evocativa e che andrà indubbiamente approfondita nei motivi di maggior pregnanza.

Fonti: ACPFM, Cronaca di Villazzano, 1959-1977, II, p. 38, n. 25; busta 275, Inventario 1963, p. 674, n. 16.

Bibliografia: inedito

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