MADONNA IN ADORAZIONE DEL BAMBINO

ignoto

Ambito / Autore:
Periodo storico: 18° secolo
Anno:
Soggetto:
Luogo di conservazione:
Materia e tecnica:
Provenienza:

A questo dipinto dovrebbe riferirsi Nicolò Rasmo nel catalogo Esposizione di pittura sacra, al n. 2, dove è rapidamente registrato come ignoto del XVIII secolo. La tela rappresenta una delle opere più significative della pinacoteca archese ma nessuna notizia fa luce su tempi e modalità dell’acquisizione.

Il tema toccato, di delicata e materna intonazione affettiva, tocca in realtà i simboli più pregnanti della passione di Gesù, prefigurata per mezzo del frutto trattenuto dall’infante, nonché dal velo-sudario di cui la Vergine regge un lembo mentre adora il corpo inerte del figlio.

Tutto ci parla, in questo dipinto, della civiltà figurativa bolognese dopo la metà del Seicento: lo schema compositivo, di schietto gusto emiliano; l’accento fortemente classico del volto della Madonna; l’elegante acconciatura ingentilita da un nastro, sono tratti saldamente legati alla koiné classicista affermatasi nell’eredità di Guido Reni, con Giovanni Andrea Sirani ma soprattutto con la talentuosa figlia Elisabetta. La breve ma straordinaria esperienza pittorica di Elisabetta Sirani (1638-1665), celebrata autrice di soggetti sacri, in particolare di Madonne, la sua apertura alla sensibilità veneta mediata attraverso la ‘macchia’ guercinesca, sembrano in qualche modo riemergere nella tela trentina – si veda ad esempio la Madonna con Bambino e San Giovannino del Museo Civico di Pesaro – pur dovendo limitarci a ipotizzare il contributo di un suo seguace intorno al settimo-ottavo decennio del XVII secolo, al di qua dell’inflessione accademica acquisita dalla pittura bolognese nella stagione di Carlo Cignani. L’ignoto artista denota inoltre la conoscenza dei modelli di Lorenzo Pasinelli (1629-1700) nella configurazione del volto della Vergine, toccato da una nota melanconica, mentre nel modellato tornito e turgido del Bambino, qui atteggiato similmente a un Cupido dormiente, si coglie il riflesso di un altro pittore bolognese, Flaminio Torri (1621-1661): ne sembra costituire un esempio la Sacra Famiglia presso la Gemäldegalerie di Dresda.

Fonti: ACPFM, busta 306, Inventario 1927, n. 11; PAT n. 51578 (L. Giacomelli) (N. 58138); ACA, Inventario 2013, n. 15.

Bibliografia: Esposizione di pittura sacra, n. 4; Stenico 2004b, p. 457.

torna ai risultati della ricerca